Lago Patria è una frazione di Giugliano in Campania, un posto ai confini della periferia ovest di Napoli, è l’inizio della piana del casertano. Sono luoghi dalle contraddizioni sorprendenti dove non si distingue più ciò che fino all’anno scorso era frutteto dai cantieri edili di oggi, uno svincolo autostradale da una discarica, un insediamento industriale da un complesso commerciale, una cava di sabbia da una zona umida protetta.
In verità non è un luogo con connotati propri, è un posto in continua mutazione, è terra di nessuno. Un luogo distinto solo per la sua promiscuità, dove è facile occupare un’area demaniale per farne un impianto balneare o un albergo a ore.E’ terra di conflitti.

Dal mese di settembre 2008, per un anno intero ho seguito le cronache dei giornali per recarmi sui siti dove si sono svolti omicidi, stragi, suicidi, atti intimidatori, possibilmente siti prossimi a casa mia, a Lago Patria, o che ricadono nei miei spostamenti abituali.

E’ un diario, è il quadro che ho sotto gli occhi tutti giorni, che mi annienta i sensi come un cuscino premuto sul volto.

Allora bisogna fare fotografie per chi vuol guardare, chi sa guardare e ritrova i segni di un’inquietudine profonda, di un malessere che non prevede facili consolazioni.

La Domitiana, l’Asse Mediano, il Doppio Senso, l’Asse di Supporto, rappresentano la rete che in un certo modo disegna l’area di questi luoghi, è il tessuto su cui da tempo si svolgono atti criminosi, essa stessa è il teatro della maggior parte degli eventi.
Dentro la rete ci sono i quartieri residenziali popolari dove si concentrano le aree dello spaccio ed i circoli ricreativi, forti attrattori di conflitti sociali. Fuori della rete poi ci sono le aree marginali, gli arenili e i sottopassi autostradali, i non luoghi per eccellenza.

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